Il fondatore

Il grande artista Enrico Colombotto Rosso recentemente scomparso, è nato a Torino nel 1925 ed è attivo in pittura dai primi anni '50.
Datano al 1953 personali a Torino (Galleria Galatea), Parigi (Galérie de l'Odéon), Providence, USA (Museum of Art) e Roma (Galleria dell'Obelisco). Espone a tutte le collettive torinesi del Circolo "Piemonte artistico e culturale"; nel 1955 espone in personale alla Galleria Montenapoleone di Milano, alla Bussola di Torino, alla Galérie de Seine a Parigi, alla Sagittarius Gallery di New York e alla rassegna "Italian Parade" a Sidney; nel 1957 alla Galleria comunale di Bordeaux; di nuovo all'Obelisco di Roma; nel 1958 nuova personale torinese alla Galatea; nel 1959 torna all'Obelisco di Roma, espone alla Quadriennale e a Palazzo Strozzi di Firenze.
Nel 1960 espone ad Amburgo e Brema; nel 1961 a Padova e Madrid.
Nel 1967-68 è invitato alla rassegna torinese "Pittura e scultura contemporanea". La sua pittura, che impone con forza la figura sull'apparente afasia degli sfondi riferisce di primo acchito colti echi secessionisti e Art Nouveau in un apparato decorativo di grande ricchezza cromatica ma effettivamente si innesta sulla vena surrealista torinese.
La figurazione di Colombotto Rosso propone sontuose figure femminili sottese da un'alta vena drammatica che documenta in toni cupi il clima di dolore e paura concentrato nel cuore della propria città, tra le mura del Cottolengo torinese: è a questa realtà nascosta che attinge la sua iconologia della segregazione mirando a quei volti allucinati e a quei corpi deformi che sopravvivono nascosti nel breve limbo che li separa dalla maschera mortuaria e dallo scheletro.
Mentre se ne fa forte interprete, il pittore esprime con linguaggio coerente e inquietante l'angoscia dell'uomo di fronte a una società malata.
Parimenti caratterizzata da forte inquietudine visionaria è l'attività dell'artista nel campo della scenografia teatrale cui attende dagli ultimi anni Sessanta.
Per il Teatro Stabile di Torino firma scene e costumi di "Danza di morte" di Strindberg, "La gallinella acquatica" di Witkiewicz, "Jeu de massacre" di Jonesco, "Salomè" di Wilde.
Si tratta di rappresentazioni profondamente unitarie dal punto di vista stilistico, esperite in breve intervallo di tempo, che confermano le inconsuete capacità di Colombotto Rosso di tradurre in pitture preziose, apparentemente cristallizzate in un tempo mitico, l'incubo quotidiano della morte e della decadenza dei corpi e delle menti.
L'artista si inserisce così singolarmente in una vicenda italiana della surrealtà. A firma M. Melotti e C. Munari la monografia "La città magica" (Vercelli 1979) mentre G. Testori presenta l'ampia personale aostana alla Tour du lépreux, E. Colombotto Rosso: una "Corte dei miracoli" (Milano 1989). Bibliografia: Janus, Enrico Colombotto Rosso in "La città inquietante. Pittura fantastica e surreale a Torino", catalogo della mostra alla Promotrice di Belle Arti di Torino, Milano 1992. Giulio Cabutti, mostra e catalogo Giulio Bolaffi Editore sala Bolaffi, Torino 2000. Janus, Enrico Colombotto Rosso: "Luomo delle farfalle", catalogo e mostra ex Chiesa di San Giuseppe, Asti, 2004.
Catalogo e mostra al Castello di Casale Monferrato: "Il mondo fantastico e inquietante di Enrico Colombotto Rosso", Casale Monferrato, 2013.

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